Le Origini

Nel 1897 la condizione dei lavoratori in tutti i porti italiani è ormai al collasso e Civitavecchia, con la sua economia strettamente legata al commercio portuale si appresta a vivere una crisi economica e sociale che segnerà una svolta profonda nella storia dello scalo cittadino.
Lavoratori (i cosi detti “Facchini”) mal pagati, in condizioni estremamente precarie, senza tutela alcuna dal punto di vista della sicurezza e della salute. Pochi mercenari senza scrupoli, chiamati con disprezzo “i caporali”, detengono il possesso delle braccie giocando sul ribasso del salario e sui turni massacranti per aumentare i propri margini di profitto. Alla base della produttività e dell’efficienza del sistema, loro, i lavoratori portuali, senza alcuna regolamentazione e tutela. In balia della precarietà legata alla stagionalità dei traffici, costretti a subire garantirsi il diritto al lavoro. In questo drammatico contesto nasce e prende forza l’idea da parte dei facchini di lottare per affermare i propri diritti, primo fra tutti quello all’autogestione del proprio lavoro. Conseguenza di questa lotta è il lungo sciopero iniziato il 18 Gennaio 1897 e conclusosi 19 giorni dopo che attraverso manifestazioni, scontri e mobilitazioni di tutta la citta, gettò le basi per la costituzione di una cooperativa autogestita dai lavoratori stessi che tutelasse i loro diritti. Lo sciopero ebbe una risonanza nazionale e diede i suoi frutti. Il 21 Aprile 1897 il Tribunale Civile e Penale di Civitavecchia approvo’ l’atto con cui veniva costituita la Società Cooperativa Nazionale fra i Lavoratori del Porto di Civitavecchia. Lo Scopo della Cooperativa era quello di stabilire, di concerto con l’Autorità Marittima, tariffe più remunerative per i portuali, rendere più moderni e sicuri i sistemi di lavoro, garantire i diritti dei lavoratori. La prima sede sociale della Società Cooperativa (in Piazza Regina Margherita) venne inaugurata il 20 Maggio 1911, da allora, quella data viene ricordata e festeggiata dai lavoratori portuali come l’anniversario della nascita della Compagnia.

Gli anni 30

Con l’avvento del Governo fascista, la Società Cooperativa Nazionale fra i Lavoratori del Porti di Civitavecchia venne sciolta (con Decreto n°25 del Direttore Marittimo, datato 10 Ottobre 1929) ed assunse la denominazione sociale di Compagnia Roma.
La Compagnia Roma, i cui scopi erano determinati dal Codice di Navigazione e da specifiche disposizioni ministeriali aveva come finalità l’esecuzione di tutte le operazioni di carico e scarico merci all’interno del porto di Civitavecchia e contava nel 1929, 545 soci lavoratori. L’organizzazione della Compagnia Roma prevedeva come figura chiave un Console, al quale era demandata la gestione tecnica, amministrativa e disciplinare coadiuvato da un Collegio di Fiduciari con funzioni consultive e da un Collegio di Revisori per la parte disciplinare ed amministrativa. Appena costituita, la Compagnia Rome poteva contare su un capitale sociale di 1.000.000 di lire, comprendente il valore della sede di Piazza Regina Margherita, 3 benne ed una gru a vapore oltre ad attrezzi e strumenti di lavoro La politica nazionalistica della dittatura fascista, applicata in quegli anni a tutti i settori dell’economia italiana, non risparmiò il settore portuale, causando una netta contrazione del volume dei traffici legati alle importazioni dall’estero. Dal 1932 al 1935 si ebbe addirittura un decremento percentuale annuo dei traffici all’interno del porto di Civitavecchia superiore al 30% Un periodo, quello precedente alla II Guerra Mondiale, di grandi incertezze e difficoltà per i lavoratori portuali che vedevano drasticamente ridotti la stabilità del proprio lavoro (con punte intense di traffico alterne a lunghi periodi di semi inattività) e la libertà di lottare per difendere i propri diritti. La Compagnia Roma continua a perseguire, anche in questo periodo di profonda crisi, le sue finalità miglioramento della qualità della vita dei portuali compiendo importanti interventi sul piano dell’ammodernamento dei mezzi e delle conquiste sociali dei lavoratori. Tra il 1938 e il 1940, oltre all’acquisto di nuovi mezzi meccanici venne effettuata la conversione delle benne e delle gru a vapore ad elettriche con un sostanziale aumento dell’efficienza e della resa dei macchinari. Vengono attuati inoltre una serie di provvedimenti in campo assistenziale e previdenziale di grande importanza sociale volti a tutelare e garantire i lavoratori e le loro famiglie.
  • Vengono erogati a vedove ed orfani dei lavoratori portuali sussidi mensili a carico del fondo pensione
  • Viene riconosciuto il lavoro portuale come usurante quindi il pensionamento viene anticipato a 60 anni (anziché i 65 canonici)
  • Viene istituito un Fondo natalità e prestiti matrimoniali per facilitare la creazione di nuovi nuclei familiari
  • Viene estesa la Cassa Mutua Malattie con la somministrazione gratuita di medicinali
  • Viene istituito un sussidio mensile per i lavoratori richiamati alle armi

La guerra e il dopoguerra

Il 10 giugno 1940 con la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia, annunciata da Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia, l’Italia entra nel secondo conflitto mondiale accanto alla Germania nazista.
L’attività della Compagnia subì un ingente danno economico essendo venuto meno il traffico del carbone, vero volano dell’economia portuale civitavecchiese ma riuscì egualmente a garantire ai lavoratori un salario minimo. I lavoratori come sempre, risposero in pieno a tutte le necessità imposte dalla drammatica situazione, continuando a garantire ai compagni richiamati alle armi, alle vedove ed agli orfani i sussidi e l’assistenza necessaria alla loro sopravvivenza. Il 1943 fu sicuramente l’anno più drammatico di tutta la storia della Compagnia Portuale e dell’intera città di Civitavecchia. Sono le ore 15:28 del 14 maggio 1943 e niente lascia presagire l’infermo che si scatenerà di li a poco. Quarantotto bombardieri pesanti Boeing Flyng Fortress, carichi ognuno con circa otto tonnellate di bombe, sganciano il loro carico di morte sulla città e sul porto di Civitavecchia. La città è semidistrutta, a tratti completamente rasa al suolo e numerose le vittime (in totale considerando anche il bombardamento dell’ 8/8/1943 saranno alla fine della guerra, quattrocentoquarantaquattro vittime). Il porto appare come un cumulo di maceria, le banchine irriconoscibili ed i mezzi meccanici completamente distrutti., 18 portuali perdono la vita e numero rimangono feriti. L’8 Settembre con l’evacuazione totale della città, si arresta ogni attività della Compagnia Roma, in pochi mesi era andato distrutto il lavoro di decenni, distrutte le attrezzature meccaniche, asportati gli attrezzi di lavoro, saccheggiati gli uffici e irrimediabilmente dispersi tutti gli archivi. Nel corso del 1944, l’attività principale della Compagnia fu quella di riscuotere i crediti maturati, cercare di saldare i debiti ed al tempo stesso garantire ai lavoratori rimasti un sussidio per se e per le proprie famiglie attraverso la distribuzione di generi alimentari e di vestiario. Proprio grazie alla volontà di superare la crisi e alla tenacia di quei lavoratori, il porto di Civitavecchia ricominciò a vivere. I lavoratori riuscirono infatti, intensificando i loro sforzi, a supplire alle carenze strutturali e di mezzi che i bombardamenti avevano lasciato all’interno dell’area portuale. Di anno in anno vennero gradatamente ricostruite le banchine, acquistati nuovi mezzi, estinti i debiti e corrisposti ai lavoratori salari e pensioni commisurati al costo della vita. Nel 1947 in concomitanza con il 50’ anniversario della fondazione dell’antica Società Cooperativa furono erogati ingenti finanziamenti all’ospedale di Civitavecchia e agli orfanotrofi cittadini.

Gli anni 50/60

Nel periodo di tempo compreso tra gli anni ’50 e ’60 , l’italia intera fu protagonista di un record di crescita nella produzione nazionale tale da far parlare di “miracolo economico”.
Nonostante il fenomeno si riferisca a un evento principalmente economico, esso ebbe una forte ripercussione sulla vita degli italiani che in pochi anni cambiò radicalmente portando nel nostro paese un livello di progresso e benessere mai conosciuto nei periodi precedenti. I fattori che determinarono tale svolta sono molteplici e da ricercarsi in ambiti differenti. Uno di questi è senza dubbio la creazione del Mercato Comune Europeo a cui l’Italia aderì nel 1957. Inoltre fu importante il ruolo svolto dallo Stato, caratterizzato da un notevole interventismo nell’economia con la costruzione di un gran numero di infrastrutture, essenziali per lo sviluppo economico del paese. Paradossalmente questi ultimi due fattori furono quelli che incisero maggiormente in negativo sull’economia portuale civitavecchiese causando, all’interno di un una fase complessiva di crescita, periodi di contrazione dei traffici e di conseguente riduzione dei profitti per la Compagnia Roma. Questo periodo è caratterizzato infatti dalle lotte dei lavoratori portuali per sollecitare investimenti concreti da parte delle istituzioni per l’ammodernamento del proto e per effettuare un diversificazione dei traffici che prendesse in considerazione altre tipologie di merci oltre il carbone, ormai destinato a diminuire nel tempo (poteva infatti essere acquistato dall’Italia all’interno del Mercato Comune Europeo direttamente da paesi terzi a tariffe molto vantaggiose). I rappresentanti della Compagnia Roma erano presenti a tutti i tavoli istituzionali di concertazione in cui venivano affrontate le problematiche legate alla portualità, alla logistica dello scalo, e allo sviluppo dalla rete viaria e ferroviaria da e per la città di Civitavecchia. In questi anni nascono altri filoni di traffico mercantile (da ricordare quello delle banane, con l’arrivo in porto delle prime “bananiere”) che si vanno ad affiancare ad un altro grande passo compiuto dal porto di Civitavecchia: l’istituzione di un servizio di navi traghetto di collegamento con la Sardegna. Nel campo delle conquiste sociali la Compagnia Roma prosegue la sua opera di miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, facendosi garante delle conquiste salariali e previdenziali già acquisite e investendo cospicue somme per la tutela delle fasce più deboli e per l’intera collettività di Civitavecchia. Nascono in questo periodo iniziative volte a risolvere i problemi abitativi dei lavoratori mediante la costruzione di alloggi edificati con i contributi INA-Casa da assegnare a soci (oltre un centinaio di abitazioni). Viene attivata a titolo gratuito, di concerto con l’Autorità Marittima, la fornitura ai lavoratori portuali di indumenti di lavoro, vestiario, scarpe e guanti. Nel 1962 viene istituita la prima colonia estiva montana (a Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo) per i figli dei lavoratori portuali. Tradizione che sarà portata avanti con successo per tutti gli anni avvenire.

La Storia recente

La fine degli anni ’80 segna un putno chiave nella storia della Compagnia Portuale di Civitavecchia e di tutti i lavoratori portuali d’Italia.
Vengono infatti discussi e promulgati i cosi detti “Decreti Prandini” (così chiamati per il nome dell’allora ministro della Marina Mercantile, On. Giovanni Prandini). Tra essi, in particolare il Decreto Legge 13 Marzo 1988 n° 69 – “Norme in materia previdenziale, per il miglioramento delle gestioni degli enti portuali” ebbe un notevole impatto sulla portualità italiana mettendo in discussione la storica organizzazione delle compagnie portuali basata sull’autogestione del lavoro all’interno dei porti. Furono quelli anni di dure battaglie contro la privatizzazione che videro intere città mobilitate e le famiglie a scendere in piazza a fianco dei lavoratori. Lo scenario normativo negli anni avvenire, era destinato a peggiorare ulteriormente, mettendo a rischio le radici più profonde del lavoro portuale. Con la legge n° 84 del 1994, venne infatti cancellato definitivamente l’articola 110 del Codice della Navigazione che vincolava imprese ed armatori all’utilizzo di lavoratori portuali per tutte le operazioni all’interno dei porti e ope legis si impose alle compagnie un nuovo tipo di organizzazione che lasciava aperte due possibilità:
  • Trasformarsi definitivamente in imprese
  • Divenire Società Cooperative autogestite per la fornitura di lavoro
Le compagnie venivano dunque espropriate della gestione del lavoro portuale il cui controllo veniva consegnato di fatto alle imprese ed i lavoratori relegati ad un impegno “temporaneo per picchi di lavoro”. Viene dunque portato a compimento un percorso, iniziato con i Decreti Prandini, volto a ridurre e smantellare le compagnie portuali. In questa fase di profonda crisi e repentini cambiamenti, la Compagnia Portuale di Civitavecchia ha lottato per mantenere i diritti dei lavoratori e garantire un futuro di crescita e sviluppo al porto di Civitavecchia. Si è trasformata secondo le indicazioni delle legge 84/94 in Società Cooperativa con i lavoratori portuali come soci ed ha partecipato al bando di gara per l’assegnazione dell’appalto unico per la gestione del lavoro temporaneo all’interno del porto di Civitavecchia, aggiudicandosi la gara. Oggi sono circa 140 i soci della Compagnia ed altrettanti giovani stanno portando a compimento il percorso formativo che gli permetterà di venire impiegati e di divenire i lavoratori del porto di domani. Un porto che vede una crescita continua ed un aumento costante della componente turistica (con l’affiancamento ai servizi passeggeri da e per la Sardegna dei grandi armatori del settore crocieristico) ed un rafforzamento dei traffici commerciali. Un volume di traffici sempre crescente all’interno di un proto che si sta progressivamente affermando come una degli scali più importanti del Mediterraneo e punta ad un internazionalizzazione su scala mondiale. La Compagnia Portuale di Civitavecchia da anni vive questa realtà proiettata all’Europa facendo parte dell’IDC (Interantional Dockworkers Council), il sindacato mondiale dei lavoratori portuali, che coinvolge attualmente circa 35 paesi per un totale di 60.000 portuali.

I Presidenti e Consoli

Pierotti Pietro
Presidente dal 1897 al 1905
Gagliardi Ettore
Console dal 1906 al 1936
Pernici Romolo
Console dal 1937 al 1942
Biferali Pietro
Console dal 1944 al 1947
Caruso Eghibert
Console dal 1948 al 1949
Baroncini Antonio
Console dal 1949 al 1952
Mori Nicola
Console dal 1954 al 1967
Tomassini Renato
Console dal 1968 al 1979
Poggi Ivano
Console dal 1980 al 1990
Cozzi Sergio
Console dal 1991 al 2003
Luciani Enrico
Console dal 2003 ad oggi