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CARTA DEI DIRITTI UNIVERSALI DEL LAVORO

09/03/2016

CGIL - SALA CONVEGNI MOLO VESPUCCI 15 MARZO ORE 10.30 - PARTECIPA SEGRETARIO GENERALE SUSANNA CAMUSSO

COMUNICATO STAMPA

17/02/2015

IL GOVERNO RENZI VUOLE AFFOSSARE LE COMPAGNIE PORTUALI: PERCHE'DICIAMO NO!

Il Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi, più realista del Re in ordine al processo di liberalizzazioni imperversante, ha pensato bene di portare tale ventata anche nel settore portuale. La Guidi, incurante d'invadere il campo di competenza del Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che ha incaricato un gruppo di "saggi" di proporre una revisione della Legge 84/94, ha bruciato tutti e presentato una bozza di Decreto Legge che, in un sol colpo, annullerebbe intere categorie dalle Compagnie Portuali agli Ormeggiatori, abrogando l'intero art.17 della suddetta Legge a partire dall'1/1/2016.

La strategia è chiara. Dare mano libera al padronato in ogni ambito. Già con il famigerato "Jobs Act", che ha distrutto lo Statuto dei Lavoratori, art.18 in testa, si è compreso che con tale "riforma" il Governo Renzi vuole rendere il mondo del lavoro sempre più variabile dipendente delle ragioni del mercato e dei grandi gruppi imprenditoriali nazionali e non. La Guidi, con il suo intervento, ene da una conferma.

Questi apprendisti stregoni sembrano non rendersi conto delle gravi ripercussioni che una selvaggia liberalizzazione produrrebbe in un settore nevralgico come la portualità. Già ora si vedono gli effetti drammatici di tali scelte nel campo della navigazione. Naufragi, incidenti dovuti allo smantellamento di ogni garanzia e tutela. Si vuole in modo criminale procedere su questa strada anche negli scali italiani?

Ma lo sanno costoro che le Compagnie Portuali, forniscono manodopera temporanea dopo aver partecipato e vinto una gara d'appalto di carattere europeo? Ma lo sanno costoro che esse hanno sempre fornito professionalità, disponibilità 24 ore su 24, economicità a tutte le imprese oltre che salari dignitosi, tutela della sicurezza ai lavoratori e pace sociale?

Gli addetti del settore se ne sono accorti tant'è che Autorità Portuali, terminalisti, imprese, Agenti marittimi, rappresentanze di tutti i servizi tecnico-nautici, guardano con estrema preoccupazione a tale improvvida iniziativa della Guidi che rischia solo di provocare danni per gli attori pubblici e privati della portualità oltre che minare gli equilibri sociali raggiunti. Tutti costoro, giustamente, chiedono al Ministro del settore Lupi di rivendicare il suo ruolo e la titolarità delle scelte sulla portualità, come sta facendo con il tavolo dei "saggi" anzidetto. Riguardo poi al tavolo teniamo comunque a sottolineare sia la nostra sorpresa sul fatto che ne siano state escluse le Organizzazioni Sindacali del settore che le nostre riserve in ordine ai contenuti ad oggi sconosciuti e sui quali ci riserviamo di esprimere un parere una volta appresi.

Mentre invitiamo Renzi ed i suoi a venire a vedere e sentire chi nel porto opera, vogliamo intanto dare alcuni cenni su chi siamo.

La nostra Compagnia è una delle più antiche cooperative d'Italia. Le sue radici risalgono al 1897 quando i portuali, a seguito di un lunghissimo sciopero contro lo sfruttamento del caporalato, puntando sull'autogestione, fondarono la "Società Cooperativa Nazionale fra i Lavoratori del Porto di Civitavecchia".

Fin dagli esordi la sua vita s'intrecciò con quella della città. Infatti, oltre a tutelare gli interessi dei soci, attuò varie iniziative di sostegno alle fasce più deboli della popolazione, promosse la solidarietà tra pari grado ed anticipò conquiste economiche raggiunte solo dopo da altre categorie di lavoratori. A titolo d'esempio ricordiamo: dall'erogazione di sussidi a vedove ed orfani al riconoscimento del lavoro usurante, dalla cassa mutua malattia all'erogazione gratuita di medicine. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'introduzione di contributi alle famiglie dei lavoratori richiamati ed il sostegno alla popolazione sfollata per i bombardamenti.

Lo scopo della Cooperativa è sempre stato quello di garantire dignità e sicurezza del lavoro oltre che assicurare un giusto salario ripartito equamente tra tutti i soci in ossequio ai principi dell'autogestione.

Arriviamo così al fatidico 1989 con i Decreti del Ministro dei Trasporti Prandini che avviarono la "privatizzazione" della manodopera negli scali, dando cioè la possibilità alle Imprese di effettuare le operazioni di carico/scarico merci con proprio personale. Si rompeva così il "monopolio" del lavoro, tutelato dall'art. 110 del Codice della Navigazione, che imponeva l'utilizzo dei lavoratori delle Compagnie Portuali.

Nel 1994 è definitivamente emanata la Legge n. 84 di riforma del settore. Con l'art.17, comma 2, viene sancito che le Compagnie Portuali possono fornire manodopera temporanea per i picchi di lavoro quando le Imprese non riescono a soddisfare le richieste con le loro maestranze.

Dal 1994 il lavoro nei porti diventa quindi precario per legge!

Cosa succede a Civitavecchia?

La Cooperativa mette in atto una sapiente strategia con ricerca continua di dialogo e sinergia tra Autorità Portuale ed Imprese per fare in modo che i nostri lavoratori continuino a fungere da serbatoio di manodopera per tutte le Imprese portuali che, a loro volta, si dotano del personale strettamente indispensabile. Con l'aggiudicazione di un bando quinquennale di gara europeo, la Compagnia viene così autorizzata dall'Autorità Portuale alla fornitura di manodopera temporanea alle Imprese che svolgono le operazioni portuali, ai sensi dell'art.17, comma 2, della Legge 84/1994. Tale autorizzazione è in vigore fino al 31/12/2016.

In tal modo le Imprese ottengono sia un vantaggio economico, non avendo aggravi sui costi del personale, sia la garanzia sulla qualità delle prestazioni. Da qui nasce il modello della nostra Cooperativa:
- personale specializzato a disposizione delle Imprese 365 giorni all'anno, 24 ore su 24;
- salari dignitosi;
- qualità e sicurezza del lavoro in sinergia con ASL ed Autority;
- formazione continua con corsi finanziati da Regione, Provincia e Ministero del Lavoro;
- salvaguardia dell'autogestione;
- stabilizzazione dell'occupazione,
che, unito all'obiettivo del "patentino europeo di lavoratore portuale", da alla Cooperativa gli strumenti per rintuzzare gli attacchi di un mercato sempre più selvaggio.

Tutto ciò nel corso dell'ultimo decennio, nel rispetto della Legge, con soddisfazione di Imprese ed Autority che, cogliendo la bontà di tale modello, ne ha accompagnato la realizzazione evitando qualsiasi squilibrio all'interno dello scalo. Si è così favorito un armonico sviluppo dei traffici e garantita una proficua pace sociale.

Questo è per la Compagnia l'esempio da seguire. Altro che affossamento!

Tale azione ha evitato la supina subordinazione dei lavoratori alle logiche del mercato. Essi si sono così riappropriati del loro lavoro, salvaguardato il salario prodotto e ridistribuito tra tutti i soci. Inoltre si è ostacolato, almeno localmente, l'annullamento delle Compagnie e del lavoro autogestito tanto da permettere una crescita dell'organico ed il necessario ricambio generazionale. A riguardo, la Cooperativa, aiutando il percorso d'uscita dei soci più anziani, ha ottenuto un ringiovanimento di circa il 70% delle maestranze.

A fronte di esempi nazionali che hanno offuscato il modello cooperativistico, la nostra Compagnia può orgogliosamente affermare di aver pienamente rispettato la missione originaria dell'autogestione: il salariato che si riappropria della sua forza lavoro divenendo egli stesso detentore dei mezzi di produzione e padrone del proprio destino. Cose che in troppe Cooperative non esistono più sostituite da: guadagni ripartiti tra pochi soci fondatori, peggioramento delle condizioni economiche dei lavoratori e scarse garanzie complessive.

Nonostante una congiuntura economica difficile e complessa che ci ha causato ingenti perdite di fatturato negli ultimi quattro anni, la nostra visione di Cooperativa, nel pieno rispetto della vigente legislazione del settore, ci ha consentito di reggerne l'urto.
Abbiamo continuato a destinare ai salari delle maestranze percentuali impensabili per altri tipi d'impresa tanto da suscitare sorpresa nelle stesse Società di revisione. Coloro che sono stati chiamati a dirigere, altra anomalia, percepiscono stipendi ben lontani da quelli di altri "manager" e del tutto sovrapponibili al resto della compagine sociale. Fatto non trascurabile visti i tempi, siamo anche riusciti a evitare di pesare sul bilancio statale non ricorrendo ad ammortizzatori sociali quali la Cassa Integrazione Guadagni. Scontando un peggioramento della normativa pensionistica che trascura settori usuranti come il nostro, abbiamo tutelato quei lavoratori non completamenti idonei oltre a creare occupazione per oltre un centinaio di persone ed a programmare l'ingresso scaglionato di una quarantina di unità.

Oggi questo modello, realizzato, lo ripetiamo, nel pieno rispetto della Legge 84/94 non va bene a qualcuno. Ce ne spieghino i motivi.

Per tali ragioni la Compagnia Portuale Civitavecchia, al contrario, si considera un modello da imitare ed un punto di riferimento, sia locale che nazionale, per il mondo del lavoro e per quelle forze sociali che lottano per l'emancipazione delle persone e si opporrà con ogni strumento democratico al perverso disegno di questo Governo.


Civitavecchia 16/2/2015 Compagnia Portuale
Civitavecchia
Il Presidente
Enrico LUCIANI

Esempio di Cooperativismo

29/07/2014

Compagnia Portuale Civitavecchia: esempio di cooperativismo

La nostra Compagnia è una delle più antiche cooperative d'Italia. Le sue radici risalgono al 1897 quando i portuali, a seguito di un lunghissimo sciopero contro lo sfruttamento dell'imperversante caporalato e puntando sull'autogestione, fondarono la "Società Cooperativa Nazionale fra i Lavoratori del Porto di Civitavecchia".

Fin dagli esordi la sua vita s'intrecciò con quella della città. Infatti, oltre a salvaguardare gli interessi dei suoi soci, mise in campo varie iniziative di sostegno alle fasce più deboli della popolazione, sostituendosi così anche allo Stato, promuovendo la solidarietà tra pari grado ed anticipando conquiste economiche raggiunte solo dopo da altre categorie di lavoratori. A titolo d'esempio possiamo citare: dall'erogazione di sussidi a vedove ed orfani al riconoscimento del lavoro usurante, dalla cassa mutua malattia all'erogazione gratuita di medicine. Durante la Seconda Guerra Mondiale, da ricordare l'istituzione di un contributo alle famiglie dei lavoratori richiamati ed il sostegno alla popolazione costretta a sgomberare per i bombardamenti.

Lo scopo della Cooperativa è sempre stato quello di garantire dignità e sicurezza del lavoro oltre che assicurare un giusto salario ripartito equamente tra tutti i soci in ossequio ai principi dell'autogestione.

Arriviamo così al fatidico 1989 con i Decreti del Ministro dei Trasporti Prandini che avviarono la "privatizzazione" della manodopera negli scali, dando cioè la possibilità alle Imprese di effettuare le operazioni di carico/scarico merci con proprio personale. Per la prima volta s'infrangeva il "monopolio" del lavoro, tutelato dall'art. 110 del Codice della Navigazione, che imponeva obbligatoriamente l'utilizzo dei lavoratori delle Compagnie Portuali. La fine del lavoro autogestito. Nel 1994 è definitivamente emanata la Legge n. 84 di riforma del settore. Con l'art.17, comma 2, viene sancito che le Compagnie Portuali possono fornire manodopera temporanea per i picchi di lavoro quando le Imprese non riescono a soddisfare le richieste con le loro maestranze.

Dal 1994 il lavoro nei porti diventa quindi precario per legge!

Cosa succede nella realtà di Civitavecchia?
Da tempo è stata intessuta una oculata strategia, una ricerca continua di dialogo ed azione comune con Autorità Portuale ed Imprese da far si che i nostri lavoratori continuino a fungere da serbatoio di manodopera per tutte le Imprese portuali, che, a loro volta, si dotano del personale strettamente indispensabile. A seguito della partecipazione ad un bando quinquennale di gara europeo, la Compagnia aggiudicatrice viene così autorizzata dall'Autorità Portuale alla fornitura di manodopera temporanea alle Imprese che svolgono le operazioni portuali, ai sensi dell'art.17, comma 2, della Legge 84/1994. Tale autorizzazione è in vigore fino al 31/12/2016.
In tal modo le Imprese ottengono sia un vantaggio economico, non avendo aggravi sui costi del personale, che la garanzia sulla qualità delle prestazioni. Da qui nasce il modello della nostra Cooperativa:
- personale specializzato a disposizione delle Imprese 365 giorni all'anno, 24 ore su 24;
- salari dignitosi;
- qualità e sicurezza del lavoro in sinergia con ASL ed Autority;
- formazione continua con corsi finanziati da Regione, Provincia e Ministero del Lavoro;
- salvaguardia dell'autogestione;
- stabilizzazione dell'occupazione,
che, unito all'obiettivo del "patentino europeo di lavoratore portuale", da alla Cooperativa gli strumenti per rintuzzare gli attacchi di un mercato sempre più selvaggio.

Tutto ciò nel corso dell'ultimo decennio e nel rispetto della Legge, con soddisfazione di Imprese ed Autority che, cogliendo la bontà del suddetto modello, ne ha sapientemente accompagnato la realizzazione evitando qualsiasi squilibrio all'interno dello scalo. Si è così favorito un armonico sviluppo dei traffici e garantita una proficua pace sociale.

Questo è per la Compagnia il modello da esportare. Tale strategia non ha permesso la supina subordinazione dei lavoratori alle logiche del mercato. Essi si sono così riappropriati del loro lavoro, salvaguardato il salario prodotto e ridistribuito tra tutti i soci. Inoltre si è ostacolato, almeno localmente, l'annullamento delle Compagnie e del lavoro autogestito tanto da permettere una crescita dell'organico ed il necessario ricambio generazionale. In proposito, la Cooperativa, aiutando il percorso d'uscita dei soci più anziani, ha raggiunto un ringiovanimento di circa il 70% delle maestranze.

A fronte di deplorevoli esempi nazionali che hanno offuscato il modello cooperativistico, la nostra Compagnia può orgogliosamente affermare di aver pienamente rispettato la missione originaria dell'autogestione: il salariato che si riappropria della sua forza lavoro divenendo egli stesso detentore dei mezzi di produzione e padrone del proprio destino. Tutto questo in diverse Cooperative non c'è più: guadagni ripartiti tra i pochi soci fondatori, peggioramento delle condizioni economiche dei lavoratori e scarse garanzie complessive.
Al contrario, noi, nonostante i morsi di una crisi che continua ad imperversare e le conseguenti ingenti perdite di fatturato degli ultimi quattro anni, abbiamo continuato a destinare ai salari percentuali che hanno suscitato sorpresa nelle stesse Società di revisione, attribuire stipendi ai dirigenti sovrapponibili al resto della compagine sociale, creare stabile occupazione con oltre un centinaio di nuove assunzioni, evitato il ricorso ad aiuti di Stato come la Cassa Integrazione, programmato l'ingresso scaglionato di una quarantina di unità.

Per tali motivi la Compagnia Portuale Civitavecchia può considerarsi con buona ragione un punto di riferimento sia in ambito locale che nazionale, per il mondo del lavoro e per quelle forze sociali che lottano per l'emancipazione delle persone.


Civitavecchia 28/7/2014 Compagnia Portuale Civitavecchia
Il Presidente
Enrico LUCIANI

Hanno collaborato alla stesura del testo:
Dott. Manlio LUCIANI, ex dipendente Compagnia Portuale Civitavecchia;
Dot.ssa Letizia MORONI, dipendente Gruppo Regionale SEL Lazio.

COMUNICATO STAMPA

22/05/2014


IN MENO DI DIECI ANNI OCCUPATI STABILMENTE OLTRE CENTOCINQUANTA GIOVANI


Quest'anno la Cooperativa ha festeggiato ben 117 anni di vita. Le diverse iniziative organizzate, come il convegno sul lavoro nella nostra città, hanno visto raccogliersi intorno a noi diverse Autorità, compresa l'ambasciatrice rumena in rappresentanza della folta comunità presente, a dimostrazione dell'apprezzamento che siamo stati capaci di ottenere.

E' sotto gli occhi di tutti, sulla pelle stessa di milioni di persone la portata devastante della crisi economica che, da anni, imperversa a livello mondiale e nazionale. Anche la nostra città ne è compresa.
Cresce il numero dei licenziati e dei disoccupati. Un quadro a volte oscuro come quando si guarda a tutti quegli investimenti su progetti mai decollati, dalle Terme alla Privilege, a danno dei lavoratori. Come se non bastasse, dobbiamo registrare oggettive situazioni di sofferenza d'importanti comparti produttivi che incidono pesantemente sui traffici del porto di Civitavecchia, dalle acciaierie di Terni al ceramico di Civitacastellana, alla caduta del transito auto nuove piombato a cifre drammatiche.

In questo quadro desolante la Compagnia Portuale riesce ad andare contro corrente. Pur dovendo confrontarsi con un mercato sempre più aggressivo e resistere ai morsi della crisi, la nostra Cooperativa riesce a difendere i salari ed a creare sana e libera occupazione. Operando in sinergia con l'Autorità Portuale, organismo deputato al controllo, in meno di dieci anni abbiamo assunto stabilmente oltre 150 persone. Nonostante le perdite di fatturato non abbiamo arretrato nel progetto di stabilizzare altre decine di lavoratori e abbiamo dato una boccata d'ossigeno assumendone un centinaio almeno per il periodo estivo. L'unica condizione che poniamo loro è quella di essere buoni lavoratori!

Davanti ad accuse infamanti ed infondate lanciate da certi manovratori contro il massimo rappresentante della nostra Cooperativa, il Consiglio d'Amministrazione, oltre ad affermare che costoro saranno chiamati a rispondere nelle sedi opportune, ribadisce con forza che la Compagnia Portuale ha sempre agito per creare stabile occupazione senza ricatti o condizionamenti delle persone ma valutandole solo sul piano delle capacità lavorative. Il nostro principale orgoglio, in un periodo oscuro e duro come questo, è quello di far sentire le persone uomini e donne LIBERI!

Di fronte al montare della "macchina del fango", delle denigrazioni e diffamazioni ordite da oscuri "padrini", rispondiamo che la Compagnia Portuale Civitavecchia sarà vigile ed unita intorno ai propri dirigenti liberamente scelti. Sappiano costoro che i portuali non si faranno fiaccare e rintuzzeranno DEMOCRATICAMENTE e PACIFICAMENTE ogni trama ai loro danni.

Civitavecchia lì 22/5/2014 Compagnia Portuale Civitavecchia
Il Consiglio d'Amministrazione

117 Anniversario della Fondazione

14/05/2014

INIZIATIVE PER I 117 ANNI DELLA FONDAZIONE

16 Maggio 2014 - ore 17:00 Convegno (SALA SOCIALE IVANO POGGI)
Il Lavoro nella nostra città tra occasioni perse: terme, interporto, Privilege....
e un sogno che resiste Compagnia Portuale 117 anni mai doma.
Interverranno:
On. Gino De Paolis - Capogruppo di SEL Regione Lazio
On. Enrico Luciani - Presidente Compagnia Portuale Civitavecchia
Sig. Cesare Caiazza - Segretario Generale CGIL RM Nord - Civitavecchia
Sig.ra Donatella Bruno - Segreteria Generale FILT CGIL RM Nord - Civitavecchia
Sig. Andrea Pergolesi - Rappresentante Privilege
Dott. Pasqualino Monti - Presidente Autorità Portuale di Civitavecchia
Dott. Manlio Luciani - Moderatore